Resilienza: risorsa o limite?

01.12.2020

Scommettiamo che ha già sentito parlare di resilienza e di quanto sia una competenza tanto necessaria in questo periodo storico.

Statisticamente, l'utilizzo di questo termine ha visto un'impennata a partire dal 2014. Ed è utilizzata in molti corsi, articoli, libri, video e altro materiale utile.

Ma cos'è la resilienza? E, soprattutto, qual è il livello successivo?

Resilienza

A seconda del contesto, il termine assume sfumature differenti, ma il concetto centrale rimane lo stesso.

In biologia, la resilienza è la capacità di una materia vivente di autoripararsi dopo un danno.

In informatica, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici.

Nel risk management, la resilienza è la capacità intrinseca di un sistema di modificare il proprio funzionamento prima, durante e in seguito a un cambiamento o a una perturbazione, in modo da poter continuare le operazioni necessarie sia in condizioni previste sia in condizioni impreviste.

L'elemento centrale è quindi l'abilità di sapersi rialzare dopo una caduta. Sapersi ricostruire dopo aver subito un danno. Ritornare sani dopo una ferita. L'immagine è quella della fenice che brucia e rinasce dalle proprie ceneri.

Un'abilità molto utile, un bellissimo concetto, e un'immagine mitologica molto forte e poetica, che presenta comunque un limite: se lo stato di partenza è debole o non soddisfacente, chi è resiliente ritorna allo stato debole o non soddisfacente in cui si trovava prima.

È un livello successivo rispetto a subire il danno e smettere. E ora andiamo a scoprire cosa c'è oltre la resilienza...

L'anti-fragilità

Il concetto di anti-fragilità è portato avanti da Nassim Nicholas Taleb, in particolare nei suoi libri Cigno Nero (2007) e Antifragile (2012).

Il principio di antifragilità è applicabile a qualsiasi ambito ed indica l'attitudine di alcuni sistemi di modificarsi e migliorare a fronte di sollecitazioni, fattori di stress, volatilità, disordine.

È rialzarsi più forti di prima.

È diventare competente nel marketing dopo che l'agenzia di turno ti ha creato una campagna che non porta risultati perché non c'entrava niente con te né con la tua attività.

È conoscere le basi della comunicazione dopo che il tuo possibile cliente ha scelto il tuo concorrente che offre un servizio più scadente a un prezzo più alto.

È imparare a dedicare più tempo a te stessa dopo che il tuo corpo ha deciso di ammalarsi da solo per costringerti a riposare.

È dedicare più tempo al partner dopo che non dialogate da un mese perché troppo presa dal lavoro e temi ti possa tradire.

Dopo aver commesso un errore, è sistematizzare un modo per evitare che quell'errore ritorni.

I più bravi, lo trasformano addirittura in un punto di forza.

L'immagine mitologica diventa l'idra: ogni volta che viene tagliata una testa ne compaiono due.

Non è poetica e romantica come una fenice, è molto più combattiva, ma rappresenta perfettamente il concetto.

Ogni errore che commetti, ogni colpo che ricevi, ogni ferita che si crea dentro di te, se gestito adeguatamente, diventa un elemento che ti genera nuova consapevolezza, nuove competenze e nuovi modelli mentali.

Il mondo là fuori penserà di averti tagliato una testa. Ma dopo poco ne compariranno due.

I tre stadi

Il primo stadio viene definito fragilità: subisco il danno e non mi riprendo più. Sono fuori dai giochi. La festa è finita. Immagine: spada di Damocle.

Il secondo stadio è la tanto famosa resilienza: subisco il danno, lo riparo, e posso ripartire. Sono affaticata, ma sono ancora in gioco. Immagine: fenice.

Il terzo stadio è l'anti-fragilità: subisco il danno, lo riparo, creo un sistema per impedire che ritorni o lo trasformo in un punto di forza. Sono ancora in gioco, e sono più forte di prima.

Sei già anti-fragile

Forse non te l'aspettavi. La seconda sorpresa è che tu sei già anti-fragile. Non c'è nessuno corso, libro, esercizio o chissà che rito spirituale da applicare: solo renderti conto che sei già anti-fragile, hai già quelle competenze.

Pensa a tutte quelle volte in cui la vita ti ha voltato le spalle, ma ne hai colto un'occasione per implementare delle migliorie.

Pensa ai problemi che ti ponevi 5 o 10 anni fa, che allora ti sembravano insormontabili. Se si presentassero adesso, sarebbero insormontabili, gestibili o persino delle scocciature estremamente facili da gestire.

Ti ricordi quando sei caduta dalla bici? O quando balbettavi per dire quella cosa importante a quella persona? O quando avevi paura di presentare i tuoi servizi a qualcuno?

Quelle cadute e quegli errori ti hanno portato a raggiungere la forza e la potenza che hai adesso.

Sei già anti-fragile.

Paradossalmente, l'anti-fragile ha addirittura bisogno di subire danni. Perché è grazie a quelli che diventa sempre più forte.

L'anti-fragile, quindi, chiede feedback e si auto-critica in continuazione.

Quali sono gli errori che si sono palesati questa settimana o questo mese?

Sono danneggiata dalle chiusure obbligatorie delle attività?

Se mi metto nei panni del mio cliente, e sono sul mio sito, è adatto quello che vedo? Tra le mie conoscenze, chi ha molto spirito critico che può darmi feedback che io non posso vedere?

Lascia che ti venga tagliata una testa, così che possano crescerne due.

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